L’intelligenza artificiale che rivoluzionerà 8 professioni su 10

A seguito della Rivoluzione Tecnologica dell’intelligenza artificiale ci si inizia a domandare chi per primo verrà sostituito, entrando così in un reale futuro utopistico, che si aspettava da tempo ma, che non sembrava tanto reale da potersi avverare così rapidamente. Le domande che il mondo e l’umanità si pone tutti i giorni a riguardo sono tante, cominciando da: perderò il mio lavoro? Verrò sostituito da una macchina? E perché proprio io?

Siamo quindi entrati in una nuova fase della storia che molti definiscono “quarta rivoluzione industriale” dove, a seguito della Rivoluzione scientifica dell’intelligenza artificiale il mercato del lavoro e l’economia mondiale cambierà, partendo da oggi.

Gli studi che prenderemo in esame sono recenti e hanno avuto come obiettivo, riconoscere i settori che si salveranno in un primo momento nei quali sarà necessaria la forza-lavoro umana e quali subiranno invece drastici cambiamenti.

Tutti noi ci troviamo di fronte al banco degli imputati, cerchiamo di capire quale ruolo abbiamo e perché ci consideriamo importanti e non sostituibili da una macchina. La Rivoluzione trasporterà tutti, chi prima, chi dopo verrà inghiottito dalla marea del cambiamento tecnologico. Ricordandoci sempre che tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile, nasce così il dubbio e la paura per questa nuova tecnologia che cambierà la nostra attuale visione del mondo.

Secondo un rapporto di Goldman Sachs, nota banca di investimento, l’AI potrebbe sostituire l’equivalente di 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno in futuro.

L’andamento stimato sulle domande di lavoro in Italia si presenta come una curva che si inizierà ad abbassare gradualmente dal 2024 e in maniera più accentuata dal 2027, quando nelle aziende saranno adottate in maniera diffusa soluzioni di AI generativa e di robotica avanzata. A capo dello studio intitolato “Il futuro delle competenze nell’era dell’intelligenza artificiale” ci sono Ernst & Young in collaborazione con ManpowerGroup e Sanoma Italia, viene stimato che molti settori, non tutti reagiranno nella medesima maniera alle evoluzioni dell’intelligenza artificiale.

Sui 23 considerati dalla ricerca di Ernst & Young, in nove considerati “tecnologicamente maturi” la domanda di lavoro aumenterà. Per altri che hanno già intrapreso un importante percorso di digitalizzazione, come banche e assicurazioni, essa è invece destinata a diminuire insieme ai servizi di assistenza diretta e call center semplicemente sostituibile con un’intelligenza artificiale ben istruita.

I risultati della ricerca sono eterogenei anche per quanto riguarda le singole professioni. In particolare, a soffrire l’avvento di tali innovazioni saranno i profili professionali a livello di qualifica media: tecnici, conduttori d’impianti, lavoratori della logistica, chi svolge mansioni d’ufficio che hanno a che fare con la gestione dei dati.

Ad aumentare, invece, saranno poi i cosiddetti green jobs. Le aziende dovranno infatti affrontare le sfide richieste dalla sostenibilità e dagli obiettivi Esg, ambito riguardo al quale il 94% delle organizzazioni globali ammette di non avere in organico professionisti adeguati, motivo per cui il 70% di esse si sta già muovendo per assumere tecnici e manager.

Di fatto, lo studio dimostra che, per evitare squilibri troppo ampi sul mercato del lavoro, già da adesso imprese, sistema dell’istruzione e della formazione e decisori pubblici sono chiamati ad intervenire su tre quarti delle professioni: per le occupazioni con domanda in calo si dovrà gestire l’eccesso di forza lavoro, che dovrà essere assorbito in altri ruoli; per quelle in crescita, serviranno invece percorsi di formazione di competenze e qualifiche.

Uno studio del Il Sole 24 Ore studio ha evidenziato che quasi due posti di lavoro su cinque saranno interessati dall’intelligenza artificiale, un numero che potrebbe salire a tre su cinque nelle economie avanzate. In particolare, secondo la ricerca più o meno la metà delle professioni potrebbe essere avvantaggiata in termini di produttività dall’integrazione della tecnologia del momento. Sarebbe proprio questo quindi a portare una riduzione della domanda di lavoro, a salari più bassi, ad assunzioni ridotte e, in casi estremi, alla scomparsa di alcuni impieghi.

No, l’Intelligenza Artificiale non sostituirà l’uomo in tutto. Il report di Goldman Sachs, di fatto, ha fatto luce sugli aspetti positivi del ricorso all’AI.

Come è stato spiegato dagli esperti, infatti, l’Intelligenza Artificiale generativa in grado di creare contenuti indistinguibili dal lavoro umano è “un grande progresso” e potrebbe aumentare del 7% il valore annuo totale di beni e servizi prodotti a livello globale.

La diffusione dell’AI avrà un impatto diverso a seconda dei settori considerati. In alcuni, infatti, l’uomo rimane insostituibile, ma anche in quelli dove le macchine saranno sempre più utilizzate il pensiero critico e l’approccio strategico dell’essere umano sarà fondamentale.

Ci ritroviamo di fronte a situazioni che si sono già presentate in passato. Secondo una ricerca citata dal rapporto, il 60% dei lavoratori svolge occupazioni che non esistevano nel 1940. Inoltre, ci sono numerosi studi che mostrano come il cambiamento tecnologico dagli anni ’80 abbia sostituito velocemente molti posti di lavoro, creando però altrettante opportunità.

C’è un’idea di fondo sbagliata nell’affermare senza le dovute precisazioni che l’automazione e l’Intelligenza Artificiale contribuiranno a far aumentare i tassi di disoccupazione. In realtà, si tratta di un avanzamento che potrebbe provocare potenzialmente un enorme aumento di nuove posizioni.

Secondo il Future of Jobs Report del World Economic Forum, entro il 2025 ben 85 milioni di posti di lavoro saranno sostituiti da macchine dotate di intelligenza artificiale. Tuttavia, sebbene questa statistica possa allarmare molti, bisogna subito aggiungere che lo stesso rapporto afferma che entro il 2025 l’AI contribuirà anche a creare ben 97 milioni di nuovi posti di lavoro.

La realtà è che l’intelligenza artificiale si dimostrerà come un’arma a doppio taglio, dove da un lato sarà possibile avere prodotti e servizi più accessibili a tutti consentendo di migliorare la vita di tutti. Mentre, dall’altra parte è certo che ci saranno grossi cambiamenti sui posti di lavoro portando la diseguaglianza economica a livelli più elevati. Oltre alle implicazioni sociali e politiche della disoccupazione, c’è anche un’importante conseguenza economica dovuta alla necessità da parte i consumatori di acquistare prodotti e servizi. Nasce qui un quesito importante, se i consumatori non hanno posti di lavoro e quindi reddito come creeranno la domanda necessaria a sostenere una continua crescita economica?

La sfida chiave che ci attende consiste nel trovare modi per affrontare la disoccupazione tecnologica con l’aumento della diseguaglianza continuando a investire sull’intelligenza artificiale sfruttando a pieno i vantaggi apportati dalla tecnologia.

Pertanto, la domanda non è più se l’Intelligenza Artificiale cambierà qualcosa, ma è capire come le aziende possono utilizzarla con successo in modi che abilitano, ma non sostituiscono, la forza lavoro umana.

L’intelligenza Artificiale contribuirà a rendere gli esseri umani più veloci, più efficienti e più produttivi.

È vero che l’AI sostituirà alcuni lavori non qualificati attraverso l’automazione, ma è altrettanto vero che creerà opportunità che richiedono nuove competenze che possono essere sviluppate attraverso la formazione. Con ogni probabilità, l’Intelligenza Artificiale si occuperà di svolgere compiti che richiedono attività come copia, incolla, trascrizione e digitazione. Può essere utilizzata nella produzione per rendere i processi più efficienti, mantenendo allo stesso tempo i lavoratori umani fuori pericolo. Inoltre, in aree come la diagnosi medica, la traduzione vocale e la contabilità, ha superato gli esseri umani in ogni modo.

Di conseguenza, solo le aziende e imprese che non si adattano al cambiamento tecnologico e non investono in questo settore rischiano di rimanere indietro e di non coglierne le opportunità. In conclusione, se proprio dobbiamo preoccuparci di qualcosa, è la mancanza di professionisti ben formati in grado di costruire e dirigere i percorsi di trasformazione digitale e di Intelligenza Artificiale che dovrebbe allarmarci, perché l’assenza di lavoratori qualificati in un’azienda ne ostacola notevolmente il progresso, rischiando di alimentare una crisi che può portare al fallimento e – quindi – alla perdita di posti di lavoro.

Non dimentichiamoci che AI non sarà in grado di sostituire il giudizio umano, non è in grado di sviluppare strategie complesse o pensare in modo critico attraverso scenari complicati. L’intuizione umana è fondamentale e, anche se molte persone si rivolgeranno all’Intelligenza Artificiale per essere aiutate nella risoluzione dei problemi, alla fine saranno gli umani a prendere la decisione finale.

 

Team PROMIUM AI

Ambra Vannozzi – 19 01 24

 

Bibliografia e sitografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_%26_Young

L’intelligenza artificiale rivoluzionerà 8 professioni su 10, Di Alessandro Patella (Wired 18 11 2023) https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-lavoro-impatto-fmi/

Il dominio dei robot, Martin Ford traduzione di Alessandra Vezzoli il Saggiatore 2022 pag. 163,

184-185, 190-191

https://www.ipsoa.it/magazine/se-ia-fara-sparire-molti-lavori-altri-li-creera Paura della scienza, Pedemonte, Treccani 2022 pag.274